Un interesse concreto, nonostante il riserbo totale. Da Campari Group non è arrivata alcuna dichiarazione ufficiale, ma le conferme ufficiose si moltiplicano: dietro la cordata milanese pronta a rilevare la Spal ci sarebbe proprio il gigante del beverage globale. L’indiscrezione, trapelata domenica, ha rapidamente acceso l’entusiasmo tra i tifosi, generando un’ondata di reazioni sui social.
Una mossa inaspettata da un gruppo mai coinvolto direttamente nel calcio, ma che negli ultimi anni ha comunque fatto sentire la propria presenza nel mondo sportivo. Nell’ultima stagione, uno dei suoi brand, Cynar Spritz, è stato sponsor principale del Venezia in Serie A, mentre un’altra collaborazione importante è quella con l’Inter, con cui Campari intrattiene una partnership consolidata. Proprio da ambienti vicini al club nerazzurro potrebbe provenire lo staff destinato a guidare il progetto sportivo a Ferrara.
I numeri del gruppo parlano da soli. Nel 2024, Campari Group ha registrato un fatturato di tre miliardi di euro, gestendo marchi internazionali come Aperol, Appleton Estate, Campari, SKYY Vodka, Wild Turkey e Grand Marnier. Una potenza economica che ha sorpreso molti, considerando che la Spal, rifondata dopo le vicende societarie, ripartirà dal campionato di Eccellenza.
Il progetto, secondo indiscrezioni, sarebbe in preparazione da settimane. Campari avrebbe già individuato allenatori e calciatori da inserire in rosa, e non è escluso che tra gli incarichi tecnici vengano coinvolte figure simbolo della storia biancazzurra, per costruire una credibilità immediata agli occhi della tifoseria.
Nel frattempo, la procedura per l’assegnazione della nuova gestione sportiva della Spal è ancora in corso. Il Comune di Ferrara ha ricevuto più proposte, tra cui quella di Campari, ora considerata la favorita. Le cordate locali comunque non si arrendono: tra queste, quella guidata da Walter Mattioli con l’imprenditore Cesare Trio e il ds Riccardo Motta, così come il gruppo X Martiri–Terre di Castelli, formato da dirigenti ferraresi e modenesi.
Il timore di una concorrenza “da Milano” era diffuso sin dall’inizio, e ora sembra concretizzarsi. Chi punta su una proprietà “a chilometro zero” sostiene che solo un investimento radicato nel territorio possa garantire stabilità e continuità nel tempo. Il bando non è ancora chiuso e non si escludono ulteriori colpi di scena prima della decisione definitiva da parte dell’amministrazione comunale.



In eccellenza si….ma ubriachi duri🤣