La stagione della Spal si è trasformata in un fallimento partendo da un errore strutturale: l’affidamento della squadra a un allenatore privo di esperienza nella categoria. Una scelta audace della proprietà, peraltro non condivisa con il direttore sportivo Antenucci, poi rapidamente allontanato. In una città reduce da un traumatico e rapidissimo declino, dalla Serie A ai dilettanti, la piazza chiedeva certezze e una guida all’altezza del nome Spal. In queste condizioni, al tecnico non restava che vincere nettamente: qualsiasi altra ipotesi era destinata a essere respinta dall’ambiente e bollata come fallimento.
Il girone d’andata, pur tra difficoltà evidenti (assenza di un centravanti, numerosi infortuni), aveva mantenuto il giudizio in sospeso. Ma, con la rosa finalmente al completo, la squadra avrebbe dovuto spiccare il volo. È accaduto l’opposto: una serie di pareggi, rimonte affannose e occasioni perse hanno portato alla fuga del Mezzolara. La breve striscia positiva di inizio stagione, basata più che altro sulla solidità difensiva, si è sgretolata rapidamente.
Sul piano tattico, Di Benedetto non è riuscito a correggere i problemi strutturali: il passaggio dal 4-3-3 al 4-2-3-1 non ha mai garantito equilibrio, soprattutto in difesa e sui calci piazzati. Il gioco si è ridotto a verticalizzazioni e lanci lunghi, senza un centrocampo capace di dare ordine, protezione e costruzione. Un sistema che ha retto finché alcuni singoli, come Senigagliesi, sono stati decisivi, ma che alla lunga ha mostrato tutti i suoi limiti.
A ciò si sono aggiunti approcci spesso non convinti alle partite, la difficoltà cronica nel non subire gol e scelte offensive poco funzionali. Diversi giocatori, rispetto all’andata, sono apparsi irriconoscibili. Il rapporto con la curva si è incrinato anche per aspetti extra-tecnici, culminati negli episodi finali di Rovigo, che hanno restituito l’immagine di un allenatore non pronto a reggere la pressione.
Ora si apre una nuova fase con Parlato, che avrà l’arduo compito non solo di raddrizzare la stagione, ma anche di ricucire il legame con il pubblico. La storia recente insegna che i cambi in panchina raramente hanno giovato alla Spal. Tocca a lui provare a invertire questo trend negativo e a restituire identità e fiducia alla squadra e un po’ di gioia ad un ambiente stremato.


