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Torna a parlare Mattioli: “Per me la Spal è una vera e propria malattia”

"Porto dentro un grande amore per questi colori, faccio quasi fatica a raccontarlo"

Quando parla di Spal, della sua Spal, non è mai con parole banali o di circostanze. Walter Mattioli, ex Presidente di Spal e Giacomense ed autore del libro “Dal sogno alla realtà” è tornato a parlare della sua incredibile avventura, con un’intervista alla redazione di PianetaSerieB. Una chacchierata in cui ha ripercorso le tappe di quel percorso che lo ha portato alla ribalta nazionale partendo da una piccola e sconosciuta squadra come la Giacomense: “Eravamo in Terza Categoria e cercavo di far capire ai miei consoci come fosse possibile migliorare per salire di qualche categoria. Nessuno pensava di fare un percorso simile: arrivare in C2 con un Paese di 7-800 abitanti e restarci cinque anni senza mai retrocedere rappresentata una ciclopica vittoria per noi, per quello che era il paese più piccolo d’Italia arrivato tra i pro. E poi la seconda storia che riguarda la Spal, un altro grandissimo capitolo con una tifoseria desiderosa di cose vere, nuove e passionali. Abbiamo fatto qualcosa di impensabile, e dopo la Lega Pro unica il lavoro è stato ancora più intenso, così da portarci prima in B, poi nella massima serie, che mancava da 49 anni. Ho raggiunto un sogno”.

Una cavalcata che ebbe dell’incredibile anche se Mattioli non nasconde che aveva comunque intravisto qualcosa, un’intuizione che gli permise di capire che qualcosa di grande poteva essere fatto: “Quella squadra era un gruppo di amici, caratterizzato da calciatori giovani e di grande talento: Bonifazi, Meret, lo stesso Lazzari, che avevo già preso alla Giacomense. Giocatori di tenerissima età accompagnati da elementi esperti come Antenucci e Schiattarella, che avevano ancora tanto da dare ed erano determinati. Erano sempre insieme, ciò generava in me la percezione di poter tentare qualcosa di importante, il tutto guidato da un allenatore bravo come Leonardo Semplici, che diede alla Spal un’identità tattica particolare e accettata dal gruppo, passaggio fondamentale. Avevo davvero la sensazione che avremmo fatto qualcosa di rimarcabile”.

A distanza di anni, quindi, gli occhi brillano ancora a quegli incredibili ricordi perchè, come ribadito dallo stesso ex Presidente biancoazzurro, la Spal è stata per lui ed è tuttora una “malattia”: “Non si può parlare di un rapporto professionale, è qualcosa di diverso. Sono innamorato di Ferrara, che è la mia città, e della Spal, una seconda famiglia con la stessa importanza della prima. In otto anni non sono mai mancato un giorno, avevo dentro di me un’adrenalina talmente alta da non permettere che mi ammalassi. Per me non era un lavoro ma una missione, riportare la società in determinati contesti. Non mi vedo, oggi, dirigente di un’altra società: non potrei indossare un’altra sciarpa. Porto dentro un grande amore per questi colori, faccio quasi fatica a raccontarlo. Non è passione per il calcio, è una malattia”.

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