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Il fascino discreto della Spal, l’(altra) squadra più amata dai ragazzi degli anni ’60

L'approfondimento de La Repubblica

La Repubblica ha pubblicato un interessante approfondimento sulla storia della Spal e soprattuto sul periodo tra gli anni ’50 e gli anni ’60, durante il quale tanti tifosi si appassionarono al club biancazzurro, tra cui lo scrittore Giorgio Bassani che “godeva più per un gol che per una pagina ben scritta“. Ecco di seguito l’articolo di Lorenzo Catania che merita di essere letto.

Non pochi italiani appassionati del gioco del calcio negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento simpatizzavano per la Società Polisportiva Ars et Labor di Ferrara, più semplicemente nota come Spal, che ha come colori sociali il bianco e l’azzurro. Fondata originariamente per iniziativa del sacerdote salesiano Pietro Acerbis nel 1907, la sezione calcistica della Società fu istituita nel 1912. Inizialmente conosciuta con il nome di Associazione Calcio Ferrara o U.S. Estense, la prima partita di calcio ufficiale giocata con la denominazione attuale fu Spal –Triestina, disputata il 16 giugno del 1919 e conclusasi con la sconfitta dei padroni di casa con il punteggio di 4 a 1. Dagli anni Venti del Novecento e fino al 1950-1951, la Spal milita con vicende alterne nelle serie minori. Raggiunge alla fine di tale stagione la promozione in serie A, ottenendo il miglior piazzamento, il quinto posto, alla pari con il Bologna e il Padova allenato da Nereo Rocco, nel campionato del 1959-1960. La storia della Spal conosce una svolta nel 1946, quando ne diventa presidente il lungimirante Paolo Mazza, inventore del calcio mercato e figura iconica scolpita nella memoria della città degli Estensi. Mazza ha una capacità non comune nell’individuare e valorizzare giovani talenti come Armando Picchi, Gianfranco Bozzao, Carlo Dell’Omodarme, Saul Malatrasi, Fabio Capello, Albertino Bigon, Adolfo Gori e tanti altri, che rivende a buon prezzo alle grandi squadre che si contendono lo scudetto. Vedi il caso del calciatore Mario Astorri, alla fine della guerra acquistato per venticinque mila lire e venduto poco dopo alla Juventus per due milioni. E quello del calciatore Egisto Pandolfini, prelevato per pochi soldi dalla Fiorentina e alla squadra viola poi rivenduto a un prezzo notevole. Questa politica permette a Mazza di mantenere in ordine i bilanci della sua Società e di acquistare calciatori più anziani e affermati come Sergio Cervato, Carlo Mattrel, l’argentino Oscar Massei, Ottavio Bianchi, Osvaldo Bagnoli ecc.

“La Spal – ha affermato Nando Dalla Chiesa, sociologo e scrittore, figlio del generale Carlo Alberto – me la ricordo bene, era una squadra che dava molti fastidi alla mia Inter. Per i ragazzi dell’epoca era un piccolo mito. Acquistava giocatori anziani e ragazzini, era un valido esempio di bella provinciale. Per la Spal non si provava ostilità, anche perché aveva una bella maglia e questo agli occhi dei bambini è sempre un particolare importante. Iniziai a seguire la Spal soprattutto quando prese a giocarvi [Sergio]Cervato, che ammiravo molto da quando un giorno lo vidi giocare in Nazionale. Un difensore anziano, una vera roccia. Poi rammento Picchi, Balleri, Micheli, Gori, successivamente Bagnoli, Capello. E naturalmente Massei che arrivava dall’Inter.[…]Inoltre mi piaceva molto Dell’Omodarme. La maglia della Spal era come un marchio di garanzia. Di bello c’era il rapporto tra anziani e ragazzini, questa fioritura di talenti. La Spal era una società padronale, per via di Mazza, che però esprimeva capacità aziendale. Alla Spal non c’erano bilanci allegri”. E il giornalista Beppe Severgnini: <<Tifavo Inter anche da bambino. Ma della Spal mi piaceva tutto. Il nome misterioso che non indicava la città, e sembrava una mezza indicazione anatomica. Le maglie: bianco-azzurre a righe strette, sembravano più camicie che divise da gioco (m’aspettavo che i giocatori prima o poi tirassero fuori la cravatta e la mettessero al collo)”.

Tifoso vero della Spal era invece lo scrittore Giorgio Bassani, bolognese di nascita ma ferrarese di adozione, figlio di Enrico che fu presidente della Società spallina dal 1921 al 1924. Il gioco del calcio e più in particolare la storia della Spal fa capolino nella narrativa di Bassani in un brano del romanzo Gli occhiali d’oro pieno di amarezza e nostalgia a causa delle vicende non proprio brillanti del sodalizio biancoazzurro: “Dall’interno del postribolo, alle mie spalle, filtrava la stanca conversazione di tre voci, due maschili e una femminile. Discorrevano di sport: di calcio. I due uomini deploravano che la squadra dell’U.S. Estense [la Spal], che negli anni del primo dopoguerra era stata una gran squadra, una delle più forti dell’Italia settentrionale (nel ’23, anzi, era andata a un pelo dal vincere addirittura il campionato di prima Divisione: le sarebbe bastato pareggiare l’ultima partita, in casa della Pro Vercelli!), adesso, decadendo sempre più, ridotta in Serie C, costretta a lottare ogni anno per rimanerci. Ah, gli anni del centromediano Condorelli, dei due Banfi, Beppe e Ilario, quelli del grande Baùsi: quelli sì che erano stati anni!” .

Dopo la letteratura e il tennis, il gioco del calcio per Bassani è un piacere esaltante, sinonimo di felicità e di libertà, ma anche motivo di gara per emergere sugli altri, come filtra da un brano del romanzo Dietro la porta che ha come protagonista l’io adolescente e narcisista dello scrittore: “Sono andato a giocare al football sulla Spianata, dietro l’Acquedotto, insieme con mezza classe. Abbiamo cominciato verso le due, felici di correre a perdifiato nell’erba secca, bruciata dalle gelate invernali, felici di esserci sbarazzati dei panni pesanti, felici del bel sole […] Ed ecco, quando già stiamo per smettere, cado e mi faccio male a un ginocchio. Non è niente di grave, lo so benissimo, eppure tardo a rialzarmi, insomma ‘faccio la scena’. Rimango lì, supino e a occhi chiusi, le membra indolenzite a poco a poco invase da uno straordinario senso di benessere, contento che la partita si sia conclusa a causa di me, dell’incidente toccato a me, e che tre o quattro compagni, raccoltisi intorno, stiano compiendo blandi tentativi per rimettermi in piedi. Ascolto le loro voci tranquille, alte nell’aria fredda della sera sopra il mio corpo disteso, e vorrei non rialzarmi più”. Ricorda in particolare lo scrittore Manlio Cancogni, che con Bassani e altri amici letterati praticava il gioco del calcio ( <<Andavamo a sfidare i ragazzini al Galoppatoio. Loro credevano di batterci facilmente perché avevamo trent’anni. E noi gli davamo delle lezioni perché giocavamo tutto di prima e li ubriacavamo>> ) , una partita all’Ostiense contro Pasolini, notoriamente tifoso dei rossoblù del Bologna, e i suoi ragazzi delle borgate: “Feci un lancio a Bassani che segnò di corsa. Era estasiato, molto di più che per una pagina ben scritta”.

In foto Fabio Capello con la maglia della Spal (Wikipedia)

 

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